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L’ Europa serve a cosa ?

 

Volkswagen, vergogna!


La truffa di Volkswagen non è soltanto un grande scandalo che macchia la reputazione di una delle maggiori industrie automobilistiche internazionali. Essa mette in crisi, anche e soprattutto, un sistema etico tedesco, quello teorizzato da Max Weber nell’Etica protestante e lo spirito del capitalismo. Perché? Con quali conseguenze? 

ex Ad  Martin Winterkorn


Non facciamoci illusioni. Se Volkswagen ha potuto realizzare, a lungo indisturbata, una truffa di tali dimensioni è perché agisce all’interno di un sistema politico, economico e ideologico, che glielo ha consentito.

Un’impresa che, soltanto in Germania, dà  lavoro ad almeno  trecentomila persone e che costituisce probabilmente la maggiore  forza economica della zona euro ha una potenza enorme, impone il proprio punto di vista, manovra la politica, le fa chiudere gli occhi. Per debolezza, per vigliaccheria e in parte, forse, anche per  connivenza.

Per questo motivo lo scandalo Volkswagen non riguarda unicamente il mondo degli affari, ma coinvolge profondamente l’etica e la morale . Come ha scritto “Le Monde”, siamo di fronte ad una seconda morte di Max Weber, il grande economista e filosofo tedesco per il quale lo spirito del capitalismo era indissolubilmente legato all’etica protestante. Oramai non è più così, e certamente Max Weber potrebbe rigirarsi nella tomba per l’indignazione.

Volkswagen, un’impresa la cui cifra di affari è oggi superiore al prodotto interno lordo dell’intera
Grecia, è l’incarnazione stessa di questa Germania in pieno successo che ieri stigmatizzava  i Greci, bugiardi e falsificatori di bilanci pubblici, e oggi si trova a doversi confrontare lei stessa con le proprie menzogne e le proprie frodi.

Ed eccoci al cuore del problema. Ecco qual è la posta in gioco. Abbiamo di fronte un universo politico che per ignavia, fiacchezza e  inconsapevolezza del senso stesso della propria funzione, ha rinunciato a esercitare un ruolo di controllo e di difesa dell’interesse generale per difendere gli interessi industriali, sotto il ricatto della perdita di posti di lavoro, e non solo. Una politica che non è più in grado – che non ha la volontà etica – di mediare tra le esigenze dell’economia e le aspettative del più grande numero dei cittadini, anche in termini di correttezza e di trasparenza.

L’opinione pubblica (non soltanto in Germania) l’ha ben compreso e ha sviluppato anticorpi al fine di evitare, per quanto possibile, di farsi ingannare. Non crede più al potere e alla buona fede degli “eletti dal popolo” e si rivolge ad un contropotere che passa per le associazioni dei consumatori o le organizzazioni non governative. È stato effettivamente grazie all’intervento di una ONG  che è emersa la truffa della Volkswagen.

Il discorso dell’etica sembra dunque aver cambiato di campo, rianimarsi in seno alla società civile per compensare la mancanze di politica e sistema industriale. Salvo poi farsi riafferrare per la coda, nuovamente, proprio dall’industria e dal marketing, che sempre più, oggi, puntano proprio sui valori dell’onestà, della trasparenza, della competenza, della solidarietà sociale, della salvaguardia dell’ambiente per compiacere il proprio pubblico di consumatori.

Non è stato forse questo il gioco di Volkswagen negli Stati Uniti? Adottando una filosofia commerciale tutta fondata sui valori dell’efficienza energetica e della tutela ambientale ha ben rivelato, con lo scandalo che l’ha smascherata, quale enorme dose di cinismo e di ipocrisia regni attualmente nel mondo del business. America compresa, naturalmente.

 

stabilimento Volkswagen